Domenica 14 dicembre 2008 è stata aperta ufficialmente la nuova sede del Circolo "Raffaele Pane" in viale Stazione n°5 - Casenove
 
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I compagni del Circolo “Raffaele Pane” di Decollatura, dopo avere discusso il documento politico sulle elezioni regionali 2010 approvato dal Comitato Politico Federale di Catanzaro, approvano pienamente quanto espresso nel documento suddetto e dichiarano che è inimmaginabile pensare ad una alleanza politica con partiti e personaggi che hanno governato in Calabria nelle ultime legislature, in quanto responsabili del degrado sociale, economico e politico della nostra Regione. I compagni del Circolo “Raffaele Pane” dichiarano inoltre che è auspicabile una alleanza o federazione con tutte le forze autenticamente comuniste e di sinistra che lavorano per  una Calabria “pulita” e migliore.

Clicca qui per prendere visione del documento politico sulle elezioni regionali 2010

 
IL PRC IN PIAZZA IL 5 DICEMBRE PDF Stampa E-mail
La crisi economica sta determinando una sofferenza sociale sempre maggiore. L’aumento della precarietà, la perdita di posti di lavoro, salari e pensioni con cui si fatica ad arrivare a fine mese sono il panorama comune a tutto il Paese. Il Governo invece di intervenire per risolvere questa situazione la aggrava con tagli alla spesa sociale e all’istruzione, con la compressione di salari e pensioni di cui l’attacco al contratto nazionale di lavoro è solo l’ultimo atto. Inoltre, questo Esecutivo si adopera a fomentare la guerra tra i poveri con provvedimenti razzisti e xenofobi sull’immigrazione.
 
 Come se non bastasse, il Governo ha varato provvedimenti come lo scudo fiscale che legalizzano l’evasione fiscale e il malaffare, ha stanziato una quantità enorme di denaro per le banche, per l’acquisto di cacciabombardieri e per grandi opere inutili come il ponte sullo stretto di Messina.
 
Il Governo contribuisce, quindi, ad aggravare la crisi, difende i poteri forti e parallelamente si adopera per demolire la democrazia italiana portando a compimento la realizzazione del piano della P2 di Licio Gelli. Le proposte di manomissione della Carta Costituzionale si accompagnano ad una quotidiana azione di scardinamento della Costituzione materiale, al tentativo di mettere il bavaglio alla libera informazione, di limitare l’autonomia della Magistratura, di snaturare il ruolo del sindacato e di ridurre al silenzio i lavoratori.
 
Per contrastare quest’operazione che è allo stesso tempo antidemocratica, fascistoide e socialmente iniqua, riteniamo necessario costruire una risposta politica generale, forte e unitaria. Siamo impegnati a costruire un’opposizione di massa per ripristinare la democrazia nel paese e nei luoghi di lavoro e che obblighi il Governo a cambiare la politica economica e sociale. Ecco perché chiediamo le dimissioni di Berlusconi anche alla luce della sua manifesta indegnità morale a ricoprire l’incarico di Presidente del Consiglio.
 
E proponiamo a tutte le forze di opposizione di convocare per il prossimo 5 dicembre una manifestazione unitaria contro la politica del Governo e per le chiedere le dimissioni del Presidente del Consiglio.
 
Antonio Di Pietro
Paolo Ferrero

 
Veleni in Calabria: il Governo non occulti PDF Stampa E-mail

In un recente testo dell'antropologo calabrese Mauro Minervino, significativamente intitolato “La Calabria Brucia”, viene rappresentata con crudezza ed in modo spietato la drammaticità delle tante emergenze che opprimono una regione simbolo del nostro meridione. Nel volgere di poche settimane, dopo un lungo periodo di oblio, la Calabria si risveglia oggi con una sovraesposizione sulla stampa e sui media nazionali ed internazionali per i tanti casi di avvelenamento che la stanno devastando e “bruciando”.

 

Questi danni, nel frattempo, prodotti dalla società globalizzata e senza limiti ma non solo, stanno progressivamente risvegliando una serie di iniziative di ripresa delle trame dei movimenti sociali che dal basso, con le sole armi del libero esprimersi, della contestazione del potere e dell’opinione dominante, pretendono che sia ristabilita  una verità ampiamente e silenziosamente conosciuta sul territorio ma pubblicamente segnalata da pochi. Per questo facciamo nostro l'appello “Riprendiamoci la vita, vogliamo una Calabria pulita!“ che è anche il filo conduttore di un rinnovato attivismo messo in piedi da  associazioni e comitati per ribadire la necessità non “di rassicurazioni ma di verità provate e dimostrate”.

Ed è un elenco impressionante quello denunciato fatto di nefandezze e di ferite inferte alla terra, al mare ed alla gente di Calabria: dall'inquinamento dovuto all'interramento di rifiuti radioattivi, alle navi affondate con tutto il loro carico di veleni (quasi certamente scorie tossiche e nucleari); dall'utilizzo di materiale tossico nella costruzione di edifici pubblici e privati, alle fabbriche dei veleni e di morte per centinaia di lavoratori. Amantea, Cetraro, Crotone e Praia a Mare sono i primi nomi di località “bruciate” e indelebilmente segnate che potranno essere riabilitate solo se, di fronte a questi disastri ecologici accertati, il governo nazionale, che finora non si è mosso per come avrebbe dovuto fare con atti straordinari ed urgenti, stanzierà i fondi necessari ed avvierà tutte le azioni utili per avviare le bonifiche.

Ma, su questo, occorre sottolineare un fatto. Il governo sta chiaramente ostacolando la possibilità di fare piena luce sull’affondamento delle navi cariche di veleni nel Tirreno perché dal carico di queste navi emergerebbe una sola verità: che la malavita organizzata ha operato per conto delle grandi industrie del nord e dello stato uno “smaltimento irregolare” di residui di lavorazione e forse di scorie nucleari. Nell’utilizzo del territorio e del mare calabrese come se fosse una discarica si evince quell’intreccio tra borghesia, mafia e stato che caratterizza il blocco dominante di questo paese.

D'altronde, nella dissoluzione delle comunità meridionali, è cresciuta ed è emersa con forza una classe politica non solo indifferente ed insipiente ma protagonista ed artefice della dissoluzione del sud: quella che alcuni hanno giustamente definito la cricca, una forma di casta meridionale, un ceto politico che scientemente, pur di perseguire i suo scopi negletti, ha concorso e concorre, in collusione con industriali, speculatori di ogni risma e con mafiosi (come le indagini della magistratura dicono sia successo sul Tirreno cosentino), alla devastazione dei territori ed alla distruzione ed avvelenamento delle coste e dell'ambiente, uccidendo persino la speranza delle nuove generazioni. Una vera e propria forma di sciacallaggio. Non si può pensare in altro modo a quanti, nella crisi che attanaglia il sud colpito da una forte ripresa del fenomeno migratorio, pur di mantenere il potere e raccattare voti e consensi, hanno utilizzato ed utilizzano di tutto e di più: promesse ed estorsioni per il lavoro, intrallazzi vari, clientele secondo la logica del “ne sistemi uno per ricattarne mille”, e fondi, soldi, tanti soldi pubblici per gli amici e compari “prenditori” e sostenitori.

Contro questi sciacalli, contro il perverso intreccio tra politica e tra economia “legale” e illegale, vogliamo insistere nel rimettere in moto un circuito di partecipazione diretta alla vita sociale e politica delle popolazioni delle regioni meridionali.

 Paolo Ferrero e Ciro Pesacane

 
Amantea, la strada dei veleni e dei tumori PDF Stampa E-mail

È una strada stretta via Montebianco. Lunga poco più di 100 metri. Una palazzina dietro l’altra. Una ventina di famiglie. Ognuna con il suo morto o il suo ammalato di cancro. Dieci vittime dal 2000 ad oggi. E 25 persone che lottano ancora contro il tumore. Siamo ad Amantea, costa tirrenica della Calabria. A circa 5 chilometri dal torrente Oliva oggetto dell’inchiesta della procura di Paola sullo smaltimento illecito di materiali inquinanti. Sulla spiaggia vicino, diciannove anni fa, si è arenata la Jolly Rosso, nella lista delle cosiddette navi dei veleni. 

In via Montebianco sono andati gli esperti dell’Arpacal, l’agenzia regionale per la protezione ambientale della regione, e quelli dell’Asp, l’azienda sanitaria provinciale di Cosenza. “Non abbiamo trovato nessun riscontro scientifico alle notizie allarmistiche” assicura l’allora dirigente dell’Asp, Piero Borsani. 

Ma Adriano Bruni, 34 anni, non si rassegna. Ha visto troppa gente morire. Ultima sua madre, a maggio. Aveva solo 55 anni. “Qualcuno mi ha consigliato di stare zitto - confessa - perché danneggio l’immagine del paese e allontano i turisti. Ma io vado avanti, ci deve essere per forza qualcosa sotto”. Lo sguardo va alla fabbrica abbandonata con il tetto in eternit “mai bonificata”, dice. Va alla sottostazione ferroviaria “per anni zeppa di amianto” . E poi a uno dei palazzi più recenti “costruito dove prima c’era un deposito di vecchie auto con tanto di barili d’olio e batterie scariche”, continua Adriano, che ha fondato il ‘Comitato per la vita’. Con il sostegno di una cinquantina di persone. Ma all’associazione mancano i soldi per chiedere “la perizia di qualcuno che venga da fuori, qualcuno super partes con il curriculum giusto”. Il Comune di Amantea, a quanto pare, aveva stanziato dei fondi “ma poi è stato sciolto per infiltrazioni mafiose e non si è fatto nulla”. L’avvocato dell’associazione, Salvatore Politano, spiega: “nessuna delle autorità competenti vuole sciogliere i nostri dubbi, anzi una dottoressa del dipartimento prevenzione dell’Asp ha addirittura consigliato ai miei assistiti di curare meglio l’alimentazione”. Soltanto qualche giorno fa ci sono stati nuovi rilievi dell’Arpacal e dei carabinieri di Amantea. 

Li ha richiesti il nuovo procuratore di Paola, Bruno Giordano. Un’attività di monitoraggio. Perché come dice Tonino, che in via Montebianco ha un magazzino, “ormai da queste parti si sente solo parlare di morti e ammalati di cancro”. In effetti in tutto il tirreno cosentino negli ultimi 15 anni c’è stato “un aumento esponenziale” di questi casi. A dirlo è Gianfranco Filippelli, responsabile del reparto di oncologia dell’ospedale di Paola, un osservatorio privilegiato. “Abbiamo registrato - spiega - in particolare più tumori al colon e alla mammella. Per quelli all’intestino siamo alla soglia dell’epidemia: tutto è legato all’inquinamento globale di questo territorio”. 

Il consulente della procura di Paola, Giacomo Brancati va oltre. E dice: “Nell’analisi che ho condotto, nelle zone prospicienti al torrente Oliva ho registrato un numero di tumori maggiore che in altri luoghi della regione. Parlo anche di quelli alla tiroide, per i quali c’è una correlazione netta molto alta con la presenza di sostanze radioattive“. Brancati fa riferimento ad alcune frazioni dei comuni di Serra d’Aiello, Aiello Calabro, San Pietro in Amantea ed Amantea. Proprio quelle in cui è emersa la presenza di metalli pesanti e residui nucleari non naturali come ilCesio 137, interrato a pochi metri di profondità. Non solo. Sempre dalle analisi disposte dalla Procura di Paola è venuto fuori che, in una vecchia cava dismessa sulla strada di Serra d’Ajello, le radiazioni superano fino a cinque volte i livelli normali. “Sembrerebbe esserci un nesso tra questo materiale nocivo e un trend superiore nell’andamento delle malattie tumorali nell’area considerata. Con un picco avvenuto tra la fine degli anni ‘80, i primi anni ‘Novanta ‘90 e l’ inizio di questo decennio”, commenta il procuratore Bruno Giordano. 

Ma Brancati tiene a precisare che già nel 2005 aveva suggerito all’azienda sanitaria locale un’indagine epidemiologica di campo e la bonifica del territorio. Cosa che oggi chiedono nuovamente le associazioni ambientaliste e i comitati cittadini. Quello nato in memoria di Natale De Grazia, il capitano della Marina morto in circostanze piuttosto strane mentre indagava sulle navi, ha dato il via ad una petizione. E ha già raccolto più di 4 mila firme. 

da Il Fatto Quotidiano n°20 del 15 ottobre 2009

 
FONDAZIONE CAMPANELLA E SORICAL: DUE FACCE DELLA STESSA MEDAGLIA PDF Stampa E-mail

“Fondazione Campanella” e “Sorical”, due vicende regionali che fanno parte della stessa medaglia, rispetto alle quali da sempre abbiamo riposto la dovuta attenzione, perché si tratta di due settori rilevanti per la nostra vita, acqua e salute, sui quali si è abbattuta la furia iconoclasta della privatizzazione avvenuta sempre e comunque con risorse pubbliche. Denaro pubblico sperperato, com’è il caso della “Fondazione Campanella”. Denaro pubblico servito per consentire la  realizzazione di profitti a società private, senza che le stesse abbiano investito di proprio nemmeno un centesimo di euro, com’è il caso della Sorical.

Un strana pratica dell’idea del “libero mercato”, in quanto il privato non rischia nulla, perché a metterci i soldini è il pubblico, che naturalmente, come sempre capita, se va male si rivale sui cittadini, dai quali si preleverà quanto è necessario. Come è accaduto in questa crisi finanziaria ed economica mondiale, si sono privatizzati i profitti e si sono socializzate le perdite.

In queste due vicende c’è la conferma di quanto noi affermiamo: la piena continuità delle politiche dell’attuale Giunta regionale di centro sinistra, con quelle della precedente giunta regionale di centro destra.   

  

FONDAZIONE CAMPANELLA

La Guardia di Finanza ha accertato e segnalato alla procura regionale della Corte dei Conti un danno erariale per 90 milioni di euro, perchè ha usufruito nel corso degli anni, in quanto soggetto di diritto privato, di finanziamenti pubblici, nonostante non fosse mai stato autorizzato, né tantomeno accreditato. Inoltre, perché le sue prestazioni sono risultate inappropriate, in quanto le risorse finanziarie utilizzate per la cura dei tumori (per questo è nata la Fondazione) sono state meno della metà della sua attività. Mentre la vera e propria ricerca scientifica in campo oncologico, che avrebbe dovuto essere l’unico scopo dell’ente, “è risultata, per qualità e misura, trascurabile, aleatoria e minimale rispetto al complesso delle prestazioni fornite dalla Fondazione”.

“Report”, la trasmissione televisiva di Raitre, si è incaricata con “i topini”, di far conoscere ad un vasto pubblico, quello che sapevamo già e che insieme alla CGIL abbiamo denunciato pubblicamente. Voglio ancora una volta ricordare l’interrogazione del 1° agosto 2006 dell’On.le Falomi del PRC che chiedeva di sapere:

-          “se il Ministro della Salute non intenda intervenire tramite una commissione ispettiva per verificare se tale situazioni non presenti aspetti scorretti sul piano legislativo ed economico,

-          se ancora non sembri al Ministro che si tratti di una vicenda paradossale: a) al servizio sanitario nazionale competono le funzioni di ricerca e cura, b) il  servizio  sanitario nazionale istituisce strutture di ricerca e cura.

Pertanto sono incomprensibili le ragioni per cui si debbano costituire strutture private con denaro pubblico per svolgere compiti pubblici”.

Inutile ricordare che non c’è stata mai risposta.

L'istituzione di questo pasticciaccio, molto clientelare, che e' la ''Fondazione Campanella'', mai accreditata dal Servizio Sanitario Regionale, come abbiamo evidenziato in occasione del “mancato rinnovo” dell’accreditamento, risale al 2004, giunta regionale di centro destra. Nel 2005 si insedia la giunta regionale di centro sinistra. Tutto prosegue come prima e più di prima. La domanda che poniamo è: quando verranno accertate le responsabilità di certa classe politica?

Una istituzione privata, abbiamo sempre affermato, finanziata esclusivamente da denaro pubblico. Servita semplicemente per sottrarre posti letto, personale e risorse finanziarie all'Azienda ''Mater Domini'', in funzione del riconoscimento di istituto di ricerca, sapendo che non sarebbe mai stata riconosciuta I.R.C.S.S. perché priva dei requisiti quantitativi e, soprattutto, qualitativi. Il tutto, come ha scritto qualcuno, somigliante ad un contenitore vuoto, poco utile alla salute dei calabresi''.

Continuiamo a sostenere che la soluzione è solamente quella di non destinare più un centesimo di finanziamento pubblico, salvaguardando i lavoratori che legittimamente sono occupati presso di essa. Le risorse finanziarie pubbliche devono finanziare il Servizio Sanitario pubblico. In particolare per l’Oncologia potenziando una rete regionale pubblica di eccellenza.

 

SORICAL

La So.Ri.Cal. S.p.A. - Società Risorse Idriche Calabresi - nasce, come previsto dalla Legge Galli, per riorganizzare la gestione delle Risorse idriche calabresi. E' una società a capitale misto, pubblico/privato, per la gestione dell'approvvigionamento e la fornitura all'ingrosso dell'acqua ad uso potabile sul territorio della Regione Calabria.

So.Ri.Cal ha il mandato di gestire, per un periodo di 30 anni, il complesso infrastrutturale delle "Opere idropotabili Regionali" ed il connesso servizio di  fornitura all'ingrosso ai Comuni e ad alcuni altri Enti. Con l'entrata a regime dell'organizzazione del Servizio Idrico Integrato nei 5 ATO calabresi, i clienti di SORICAL saranno le Società di gestione del servizio idrico degli ATO.

Cosa c’entra con il mandato affidato alla Sorical, la riscossione che la Giunta regionale ha assegnato in agosto con la deliberazione n. 559?

La Regione Calabria ha affidato a SoRiCal anche l'attuazione di un articolato  piano di investimenti, finalizzato all'integrazione e completamento e all'efficientamento del complesso delle infrastrutture idriche, per garantirne la gestione unitaria. La regione stessa è autorizzata a concedere, in via di anticipazione, a So.Ri.Cal. S.p.A. contributi quindicennali costanti, fino all'importo di euro 1.500.000,00 per l'anno 2008, di euro 1.000.000,00 per l'anno 2009 e di euro 1.000.000,00 per l'anno 2010.

L’accordo tra Depfa e Sorical, che consente l’accensione di una linea di credito di 140 milioni di euro per rimborsare l’indebitamento esistente e per finanziare nuove opere per un importo pari a 340 milioni di euro, in che rapporto sta con quanto già assegnato dalla regione Calabria e soprattutto quali rischi corrono le casse della regione, azionista di maggioranza, e le tasche dei cittadini?

Siamo fortemente preoccupati perché non ci risulta che esiste un sistema di controlli sulla So.Ri.Cal. S.p.A, che deve attuare la regione Calabria.

Tant’è che ad oggi non è dato sapere quanti sono gli investimenti realizzati dalla multinazionale.

E’ arrivata l’ora di fare chiarezza sulla gestione della So.Ri.Cal. S.p.A.

Lo pretendono i cittadini calabresi che rifiutano fortemente di arricchire le multinazionali., in quanto siamo a conoscenza che la tariffa doveva rimanere bloccata fino all’1.1.2006, ma guarda caso gli aumenti iniziano a partire dal 2002, fino ad arrivare ad un aumento del 9,73% nel 2006 e del 16,20% alla fine del 2007.

La legge finanziaria 2008, aveva stabilito la  “prioritaria dei territori provinciali quali ambiti ottimali ai fini dell’attribuzione delle funzioni in materia di rifiuti alle province e delle funzioni in materia di servizio idrico integrato di norma alla provincia corrispondente”.

La Giunta regionale aveva proposto con delibera n. 94 del 31 gennaio 2008 il riordino degli Ato. Forse il riordino non è andato in porto perché, oltre allo sfascio prodotto da chi ha diretto gli ambiti, bisognava depotenziarli ulteriormente per consentire alla Sorical di sostituirsi ad essi?

Il movimento per l’acqua pubblica con la legge finanziaria del 2008 aveva ottenuto una importante vittoria: la titolarità delle concessioni di derivazione delle acque pubbliche è assegnata ad enti pubblici.

E’ necessario riprendere la mobilitazione per rivendicare il ritorno al carattere interamente pubblico della gestione dell’intero ciclo dell’acqua.

 
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