Domenica 14 dicembre 2008 è stata aperta ufficialmente la nuova sede del Circolo "Raffaele Pane" in viale Stazione n°5 - Casenove
 
La Repubblica, il PRC e un cane (supposto) randagio PDF Stampa E-mail

Il corsivo di Puck su http://www.dazebao.org

Strano mondo quello del giornalismo .Neppure guardando con i propri occhi, ascoltando con le proprie orecchie i nostri cronisti riescono a raccontare un fatto, un avvenimento, così com’è. Certo esprimendo valutazioni, commentando, criticando. Questa è l’autonomia dell’informazione, la libertà del giornalista di informare e del cittadino di essere informato. Bene, queste le regole del gioco.

O meglio, dovrebbero essere le regole del gioco che, invece, si fa sempre più sporco. Per esempio mentre ci si fa paladini, giustamente, dall’autonomia dei colleghi, si dimentica la propria. Vengono questi pensieri, brutti e cattivi, leggendo le cronache di un avvenimento che molti giornalisti hanno seguito in diretta. Parliamo della riunione della Direzione del Partito della Rifondazione comunista, ignorata ogni giorno dalle cronache per quello che fa, le iniziative che prende, balza agli onori delle prime pagine quando si tratta di sostituire il direttore del giornale del partito stesso, Liberazione. Certo è un avvenimento. Ma non ci risulta che qualcuno si sia spellato le mani quando è stato sostituito Furio Colombo e poi Antonio Padellaro ne L’Unità con l’ingresso di Concita De Gregorio, già deciso prima che i redattori ne fossero informati. Ma così va il mondo.

Allora abbiamo preso come “campione” La Repubblica, un giornale da cui dovresti sempre aspettarti un’informazione completa per quanto è possibile, oggettiva per quanto ci si riesce. Partiamo dal richiamo in prima pagina che recita: “ Strappo a Rifondazione, Vendola se ne va, licenziato Sansonetti”. Dove risulta che Sansonetti sia stato licenziato? Da nessuna parte, perché nel corso delle cinque e più ore di discussione è stato detto e ridetto che continuerà a lavorare, se lo vorrà, per Liberazione. Così avviene in tanti giornali, dove il cambio del direttore non è un dramma. Si passa alla pagina interna. Titolone: “Il Prc licenzia Sansonetti. Bertinotti e i suoi se ne vanno”. Dove risulta che Bertinotti se ne va? Chi l’ha detto? Per quanto riguarda il supposto licenziamento, una finezza: il giornalista che ha seguito la riunione nell’articolo mette fra virgolette la parola “licenzia”. Ma nel titolo, le vigolette scompaiono e appare che Piero rimane senza posto di lavoro. Ora leggiamo l’articolo. Qualche parola su quanto ha detto Paolo Ferrero per motivare la decisione di cambiare il direttore, ma così…quasi di sfuggita. Poi tutti gli interventi dei “ vendoliani” che si dimettono dalla Direzione. E quelli che restano, invece, e sono la maggioranza hanno parlato? Non se ne fa cenno. Infine una perla. Si dice in gergo che un po’di colore non guasta mai.

E’ vero, ma quando il colore sbava, diventa una patacca. Leggiamo a conclusione della cronaca della giornata: “A un certo punto – è scritto – entra in sala perfino un cane randagio bianco e nero. Guarda, neanche abbaia e se ne va”. Ma davvero? Intanto un cane, come è noto, non gradisce scendere le scale, ripide in particolare, a meno che non sia trascinato. E le scale per accedere alla sala Libertini dove si svolgeva la Direzione sono ripide e, a causa delle pioggia, particolarmente scivolose. Quel cane non era un randagio, ma aveva un padrone. Uno che assisteva alla riunione. Se ne è andato quando è andato via il padrone. Trascinato, perché gli restava difficile salire la scala.

 

 
La questione morale 27 anni dopo PDF Stampa E-mail

Fa impressione vedere tanti amministratori locali e politici nazionali della (pseudo)sinistra fare la fine dei peggiori democristiani e socialisti degli anni '80-'90. Fa impressione vedere come sia cambiato per costoro il senso della politica, intesa non come possibilità di migliorare le condizioni di vita dei più deboli ma solo come possibilità di favorire gli interessi personali. Fa impressione vedere come siano stati traditi antichi ideali e antiche convinzioni.

Diceva Berlinguer il 28 luglio 1981 "La questione morale non si esaurisce nel fatto che, essendoci dei ladri, dei corrotti, dei concussori in alte sfere della politica e dell'amministrazione, bisogna scovarli, bisogna denunciarli e bisogna metterli in galera. La questione morale, nell'Italia d'oggi, fa tutt'uno con l'occupazione dello stato da parte dei partiti governativi e delle loro correnti, fa tutt'uno con la guerra per bande, fa tutt'uno con la concezione della politica e con i metodi di governo di costoro, che vanno semmplicemente abbandonati e superati. Ecco perché dico che la questione morale è il centro del problema italiano. Ecco perché gli altri partiti possono profare d'essere forze di serio rinnovamento soltanto se aggrediscono in pieno la questione morale andando alle sue cause politiche. [...] Quel che deve interessare veramente è la sorte del paese. Se si continua in questo modo, in Italia la democrazia rischia di restringersi, non di allargarsi e svilupparsi; rischia di soffocare in una palude".

Parole di una attualità sconcertante!

Riportiamo integralmente il testo dell'intervista di Eugenio Scalfari ad Enrico Berlinguer del 28 luglio 1981.

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L'isola dei famosi e la Sinistra Italiana PDF Stampa E-mail

E' possibile pensare che in un periodo in cui quasi metà della popolazine italiana vive in condizione ai limiti della povertà, in cui un ragazzo non ha più possibilità di trovare un lavoro, in cui un cinquantenne deve pensare che domani potrebbe alzarsi ed essere disoccupato, in cui l'unica forma di lavoro che esiste è al nero a 500€ al mese, in cui gli studenti e i docenti insieme occupano le università e le scuole, in cui il Presidente del Consiglio è il padrone assoluto dell'informazione e il Parlamento Italiano fa le leggi ad personam, in cui spendiamo milioni di euro al mese per pagare soldati e armi da inviare in guerra e abbiamo le scuole che crollano, in cui un Kg di pane a Milano costa 8€, ... la sinistra italiana creda che vincere l'Isola dei famosi sia la strada per uscire dalla crisi della politica e acquistare consenso?

In questi casi pensiamo sia giusto non commentare e lasciare la parola a chi, prima e molto meglio di noi, ha analizzato il fenomeno della televisione e l'ha messo a nudo.

" […] Per mezzo della televisione, il Centro ha assimilato a sé l’intero paese che era così storicamente differenziato e ricco di culture originali. Ha cominciato un’opera di omologazione distruttrice di ogni autenticità e concretezza. Ha imposto cioè - come dicevo - i suoi modelli: che sono i modelli voluti dalla nuova industrializzazione, la quale non si accontenta più di un “uomo che consuma”, ma pretende che non siano concepibili altre ideologie che quella del consumo, [del] nuovo fenomeno culturale “omologatore” che è l’edonismo di massa. […]
È attraverso lo spirito della televisione che si manifesta in concreto lo spirito del nuovo potere. Non c’è dubbio (lo si vede dai risultati) che la televisione sia autoritaria e repressiva come mai nessun mezzo di informazione al mondo."   Pier Paolo Pasolini
 
Why not e la Sinistra calabrese PDF Stampa E-mail

L’avviso di conclusione dell’inchiesta “Why not” evidenzia la trasversalità della politica in Calabria e quanto sia diffusa l’idea e la pratica di una risposta individuale e non collettiva al soddisfacimento di un bisogno, che prontamente viene trasformato da diritto in favore.

Questa inchiesta conferma, ancora una volta, la nostra analisi e la nostra denuncia, e cioè che in Calabria esiste oramai da tempo una gigantesca  “questione morale”  che si intreccia con una altrettanto enorme “questione criminale” che sospendono la democrazia,  determinando una vera e propria crisi di civiltà.

Oggi più che mai si inverano le ragioni della nostra uscita prima dall’esecutivo e poi dalla maggioranza regionale, a partire dalla gigantesca questione morale, ma anche da una azione amministrativa e politica della Giunta Loiero, che si svolge in piena continuità con il passato e non si è affatto caratterizzata come alternativa, tanto da aggravare ulteriormente le già critiche condizioni socio-economiche dei calabresi.

In questo contesto il  rientro del PRC nella maggioranza e nella giunta Loiero, oggi più che mai, non da  sollievo alla Calabria, né  al nostro partito, che, anzi, si ritrova oggi oberato da un evitabile aumento di corresponsabilità  nelle politiche antipopolari portate avanti da questo governo e non riesce, anche per questo, a mantenere e/o a  ricostruire   rapporti di fiducia con  il territorio, e in particolare con i giovani, i lavoratori, i precari.

La decisione assunta a luglio, annullata dal Collegio Nazionale di Garanzia, dal gruppo dirigente del P.R.C. calabrese di ripristinare l’intesa con Loiero, con la conseguente entrata nella giunta regionale, oltre che una violazione delle più elementari regole statutarie, democratiche e dell’etica politica, si sta dimostrando un grave errore politico. Ciò arreca un enorme danno alla credibilità dello stesso P.R.C., come forza di cambiamento nella nostra regione, e non contribuisce a migliorare le condizioni materiali di vita dei cittadini calabresi.

Il PRC deve, quindi, collocarsi immediatamente all’opposizione.

 

Pino Commodari

Comitato Politico Nazionale

 
Ripartiamo dalla politica (quella vera) Stampa E-mail

Nelle ultime settimane alcuni gravi fatti di cronaca si sono registrati tra Soveria Mannelli, Decollatura e Platania. L’incendio di automobili e la distruzione di locali pubblici sembrano essere diventati atti quasi normali nella vita delle nostre comunità. Lo diciamo perché vogliamo mettere questi  fatti esplicitamente in relazione con tutto ciò che è avvenuto negli ultimi anni. Se facciamo un piccolo sforzo di memoria ci ricorderemo che diverse sono state le attività distrutte da incendi, più volte si sono avuti atti intimidatori tramite l’esplosione di bombe più o meno rudimentali, in molti casi gli esponenti del Consiglio Comunale sono stati minacciati. Allora crediamo sia necessario chiederci tutti quanti: fin dove vogliamo arrivare? Vogliamo ancora subire passivamente? Vogliamo ancora fare finta di niente? Vogliamo ancora ascoltare chi si limita ad un comunicato e poi lascia che tutto rimanga come prima?

Noi di Rifondazione Comunista l’abbiamo detto più volte. E in tempi non sospetti. Abbiamo denunciato il clima di violenza quando questo era agli inizi e ricordiamo benissimo gli sguardi ironici di chi ci guardava quasi con commiserazione quando dicevamo che bisognava agire presto per impedire che il clima degenerasse, quando invitavamo la classe politica locale a pensare di più ai problemi dei cittadini e meno alla divisione delle poltrone.  Noi abbiamo sempre detto che dove esiste un vuoto della politica lì attecchiscono gli atteggiamenti criminali, dove la politica è concepita come rissa che nasconde il vuoto delle proposte concrete lì hanno presa coloro che vogliono imporsi con la violenza, dove chi fa politica crea il vuoto intorno a sé e allontana i cittadini dalla politica lì, in quel vuoto, trova posto chi vuole intorbidare le acque per fare i suoi comodi.

La politica è responsabile di tutto questo, perché non si può pensare di lasciare tutto nelle mani dei Carabinieri o sistemando telecamere nelle vie dei nostri paesi.

E ancora siamo (forse) in tempo.

 
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