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Una semplice analisi del voto. Senza pretese. |
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In questa settimana ci stiamo arrovellando per capire come mai non siamo riusciti a raggiungere il fatidico 4% alle elezioni europee. Sicuramente la scissione vendoliana ha influito parecchio, basta fare una semplice somma aritmetica per vedere chiaramente che la Lista Comunista e Sinistra e Libertà hanno abbondantemente oltrepassato la soglia dello sbarramento. E anche a pensare che qualche voto i vendoliani l’hanno preso tra gli scontenti del PD, comunque ci si attesterebbe intorno a un risultato del 6%. Certo, non un risultato esaltante ma comunque neanche da buttare via. Tutto ciò se rimaniamo sul piano dei numeri, come se si facesse il calcolo dei gol segnati e subiti in un campionato di calcio. Ma a noi comunisti almeno una cosa è rimasta, quella di analizzare le cause e le conseguenze dei fatti andando oltre la semplice apparenza e cercando di trovare le motivazioni strutturali. Ora pare che proprio questo tipo di analisi stia mancando. Non crediamo che in un periodo di fortissima crisi economica, in cui si perdono posti di lavoro, in cui il lavoro si precarizza sempre di più, in cui gli stipendi dei dipendenti statali perdono il loro potere d’acquisto, in cui si è innalzata di parecchio la soglia della povertà, un semplice 6% o 7% possa accontentarci. La domanda banalissima è: ma se non abbiamo la capacità di convogliare lo scontento, la paura, l’incazzamento popolare su di noi in un periodo come questo, quando riusciremo a farlo? Quando la crisi non ci sarà più? Guardiamo un po’ gli altri partiti. La Lega Nord cresce, ma soprattutto cresce il partito di Di Pietro. E crescono i consensi di chi si riconosce nelle tesi populiste di Grillo, che poi convoglia voti nella lista di Di Pietro. Abbiamo fatto tutta la campagna elettorale dicendo che in fondo Di Pietro e compagnia non rappresentano l’opposizione, che a Strasburgo votano insieme a Berlusconi, che hanno approvato la direttiva Bolkestein, ecc ecc. Tutte affermazioni vere, sacrosante. E’ vero anche che loro hanno avuto una presenza televisiva e mediatica che noi non ci siamo potuti permettere per gli ovvi motivi che tutti noi conosciamo. Però, sinceramente, quelle poche volte che in televisione ci siamo andati a presentarci e a presentare il nostro programma non è che abbiamo “bucato il video”, nel senso che se continuiamo a parlare di crisi, banche, aiuti di stato, politica sociale che non c’è con il tono di chi tiene una lezione accademica per pochi eletti difficilmente riusciremo ad andare oltre il 3,4% (e uniti ai vendoliani oltre al 6%) L’altra sera in una trasmissione televisiva abbiamo potuto ascoltare Grillo che in una seduta al Senato diceva che il Parlamento dovrebbe essere sciolto perché occupato da delinquenti, lestofanti, criminali, pregiudicati, guidati da uno psiconano che è il più delinquente di tutti. Queste sono le testuali parole usate e ascoltate in TV. Secondo voi, pronunciando un discorso del genere, che tutti noi comunisti condividiamo pienamente, quanti voti si prenderebbero in una tornata elettorale? Forse tanti quanti ne ha presi Di Pietro. Quando inizieremo anche noi, oltre a dire che c’è la crisi economica, oltre a dire che è necessario salvare i posti di lavoro, oltre a dire che bisogna distribuire a tutti la ricchezza, a dire anche che c’è uno psiconano che occupa illegalmente il potere esecutivo, che è in corso un tentativo di colpo di stato e che il Parlamento Italiano è occupato da una masnada di lestofanti e mafiosi? Senza mezzi termini, senza fare accademia, ma usando il linguaggio del popolo? Ma forse è già troppo tardi, c’è già chi lo fa da un pezzo, mentre noi ci “masturbiamo” la mente nella ricerca di cause che non ci sono e pensiamo che il comunismo sia un argomento di discussione da mettere in mostra nei salotti “borghesi”. |
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Grazie a tutti voi. 7995 volte grazie |
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Esprimo la più profonda gratitudine per il sostegno dimostrato nei confronti della mia candidatura alle ultime Europee. Nel farlo, in primo luogo devo ringraziare i miei compagni di fabbrica. Fin dall’inizio di questa esperienza, da quando la proposta della mia candidatura è stata avanzata per la prima volta nel circolo Prc Fiat Avio-Auto di Pomigliano D’Arco, il loro entusiasmo e il loro sostegno sono stati decisivi. Le quasi ottomila preferenze raggiunte sarebbero state impensabili senza il lavoro fatto dai miei compagni di lotta dentro e fuori la fabbrica, come dell’indotto. Del resto è altrettanto ovvio che il vero motore della mia candidatura è stato il peso e l’attenzione che i lavoratori della Fiat di Pomigliano D’Arco si sono guadagnati con la loro lotta. Con la campagna elettorale avevamo in primo luogo l’obiettivo di tenere vivo, anche durante la tornata elettorale, l’attenzione nei confronti di una vertenza decisiva e simbolica per il Mezzogiorno. Una lotta che ha saputo coniugare e costruire un rapporto col territorio che il dato delle urne conferma. Questo vale in primo luogo per Pomigliano, ma anche per le città limitrofe, a partire da Acerra, la città in cui vivo. Considero il risultato ottenuto al di sopra di ogni previsione e i meriti sono miei soltanto in parte. Nell’ultimo mese ho avuto la possibilità di girare l’intera circoscrizione, in una serie entusiasmante ed estenuante di assemblee, comizi, volantinaggi, presidi, incontri con singoli e gruppi di compagni, dentro e fuori i luoghi di lavoro, nelle piazze, nel partito. Una campagna elettorale militante che mi ha permesso di conoscere il lavoro che tanti compagni hanno fatto e continuano a fare per costruire il radicamento dei comunisti e prospettare un’alternativa alla crisi di questo sistema. È stato il lavoro paziente, caparbio e spesso solitario di questi compagni che ha permesso che intorno alla mia candidatura si sprigionassero le energie necessarie per essere ascoltati da un pezzo della nostra gente, in primo luogo operai, ma non solo, che altrimenti non avrebbero votato noi o semplicemente non avrebbe votato affatto. Sono rimasto positivamente sorpreso da come la candidatura di un giovane operaio in lotta potesse rendere molto più semplice parlare nel concreto delle questioni e provare ad avanzare le nostre proposte, rompendo la diffidenza che ci siamo costruiti attorno per mezzo delle politiche degli anni scorsi, con nuovi militanti che si sono avvicinati e vecchi militanti che si sono riattivati. Tutto questo ci dice molto sulle potenzialità del nostro partito, nonostante rimanga ovviamente il rammarico per il mancato raggiungimento dell’obiettivo del quorum a livello nazionale, che rende il nostro lavoro più complicato. Ma seppur in salita, mi pare che una direzione di marcia da seguire ci sia e vada percorsa senza esitazioni. È la direzione che abbiamo provato a spiegare durante tutta la campagna elettorale: ricostruire il partito e il suo radicamento stando a fianco delle lotte e dei lavoratori. In questi mesi, attraverso la campagna elettorale, questa prospettiva si è rafforzata; finisce solo un pezzo del lavoro che abbiamo da fare, ma il grosso è ovviamente di fronte a noi. Abbiamo un patrimonio da preservare e rafforzare; un patrimonio da spendere nelle lotte, a partire da quella della Fiat di Pomigliano, che entrerà a breve nella sua fase decisiva, per la difesa dei posti di lavoro e il futuro del Mezzogiorno. Grazie a tutti compagni e avanti nella lotta! Un saluto a pugno chiuso! Mimmo Loffredo |
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Enrico da non dimenticare, a 25 anni dalla sua scomparsa |
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L’11 giugno 1984, 25 anni fa, è la data della scomparsa di Enrico Berlinguer. In molti, anche dirigenti dell’ex P.C.I., hanno tentato in questi anni di sbarazzarsi frettolosamente di ciò che egli ha rappresentato in termini di elaborazione politica, ideale e culturale, non solo per i comunisti italiani, ma per l'intero movimento comunista internazionale. Contro questo tentativo, in molti ci siamo opposti e continuiamo ad opporci, perché pretendiamo che di Enrico Berlinguer si discuta, con rigore storico, collocandolo in quel dato momento storico in cui la sua vicenda umana e politica si è svolta, evitando, possibilmente, il passaggio repentino e sbrigativo dalla celebrazione di un "mito" ad una sua "smitizzazione", solamente perchè oggi a qualcuno "quella figura e quell'immagine, così utili in una fase di transizione e di grande smarrimento politico, ora non servono più". In questa corsa, che ha come traguardo dimenticare Enrico Berlinguer, in molti hanno posto l’attenzione sul "Compromesso storico", una attenzione critica, naturalmente, anche se piuttosto ellittica. Hanno sostenuto che: "Riflettendo, dopo tanti anni, pensano che proprio di lì sia cominciata la crisi del sistema italiano. La confusione fra tenuta di sistema e tenuta di governo, ha provocato un crack nella democrazia. Forse, allora, era difficile fare diversamente. Oggi sarebbero contrari a quella confusione. La politica deve sforzarsi di leggere la storia per capire meglio la propria strada".
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I risultati della Lista Comunista alle elezioni europee nel comprensorio |
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| Decollatura | 10,08% | | Soveria Mannelli | 9,54% | | Platania | 7,11% | | San Pietro Apostolo | 19,48% | | Gimigliano | 8,34% | | Carlopoli | 3,19% | | Tiriolo | 8,16% | |
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Ricordare Francesco Tramonte e Pasquale Cristiano |
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In occasione del diciottesimo anniversario della morte dei due netturbini uccisi sul lavoro dalle cosche mafiose di Lamezia Terme il 24 maggio 1991, Tramonte Francesco e Cristiano Pasquale, la Casa della Legalità e della Cultura di Lamezia Terme vuole ricordare questi due dipendenti comunali che in molti hanno dimenticato. Ricordarli è un obbligo, così come è un obbligo ricordare anche la circostanza in cui sono stati uccisi: una nascente ecomafia legata alla gestione dei rifiuti e la barbara uccisione dei due operatori ecologici impegnati, al mattino presto, nel quotidiano lavoro di raccolta e trasporto di rifiuti solidi urbani, in una zona del centro abitato di Sambiase. Omicidio maturato in un contesto di braccio di ferro con il potere politico-amministrativo. E’ anche in memoria di queste due vittime di mafia che va tenuta alta l’attenzione sull’ambiente a Lamezia e sui possibili loschi affari che potrebbero nascere e maturare in questo settore. Inoltre una collettività silente dinanzi a questo tragico fatto, non ha giovato sicuramente ad una città che lotta con i denti anche per i diritti più elementari. La Casa della Legalità ricorda questa tragedia che non deve cadere nella dimenticanza, così come ci ha tramandato Virgilio “Forsan et haec olim meminisse iuvabit”, forse un giorno anche per queste cose è giusto ricordare. (Virgilio, Eneide, I, 203). |
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