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Dopo la ribellione del popolo calabrese che si è manifestata ad Amantea, che ha rivendicato con chiarezza di non consentire più a chicchessia di imbrogliarlo, di dire basta ai veleni sparsi per la Calabria e, cosa più rilevante, di riprendersi nelle proprie mani il destino della propria vita, puntualmente si è ripresentata l’azione di depistaggio. Non può essere definita diversamente l’azione messa in atto da un serie di soggetti, i cosiddetti “corpi dello Stato e delle istituzioni”: Ministro, Marina Militare, e pezzi della politica calabrese di centro destra. Corpi dello Stato e soggetti istituzionali (non sempre riconducibili alle stesse persone) che, come hanno documentato autorevoli quotidiani regionali e nazionali, sapevano già molti anni prima cosa si trovava nel mare di Cetraro e che hanno taciuto. La Ministra all’Ambiente Prestigiacomo, dopo i rilievi effettuati dalla nave Mare Oceano, ha immediatamente escluso che si trattava della nave “Cunsky” e di conseguenza che non vi era alcun pericolo per le popolazione, mentre il centro destra calabrese si è apprestato ad emettere sentenza di condanna, naturalmente senza difesa e senza alcun appello, nei confronti di coloro che erano stati protagonisti del reato di procurato allarme, senza però la presenza di un reale pericolo. Troppi interrogativi sono emersi dopo la rassicurante conferenza stampa della Ministra e del Procuratore Nazionale Antimafia, troppi elementi non coincidono tra loro. Primo: Le dichiarazione secretate del Pm Greco smentiscono le verità della Prestigiacomo e della nave Mare Oceano. Per intenderci le navi sono tre, anzi quattro, quando non c’è ne doveva essere alcuna. Secondo: La dichiarazione della Ministra, che certificava che la nave a largo di Cetraro non era la Cunsky, è stata rilasciata prima che il Rov della Geolab di Mare Oceano si immergesse nella acque. Terzo: Le stesse immagini realizzate sul relitto dalla Geolab di Mare Oceano non sono sovrapponibili a quelle consegnate alla Procura di Paola dalla Copernaut. I fondali si mostrano diversi, gli scenari divergono sostanzialmente fra loro, le caratteristiche del relitto significativamente discordanti. Quarto: Le misurazioni realizzate dalla Geolab non sono assolutamente equiparabili con quelle fornite dalla Copernaut: la nave misurata da Geolab è lunga 95 metri, larga dodici e con murate alte sei metri; quella della Copernaut è lunga 120 metri, larga 20 e con murate alte 12 metri. Il relitto “fotografato” dal sonar di Geolab è adagiato perfettamente sul fondale; quello della Copernaut presenta una inclinazione di circa 45 gradi. Quinto: in trentasette minuti di filmato, girato dal Rov della Copernaut, attorno al relitto non si nota neanche un accenno di vegetazione perché, come assicurano tre oceanografi, sarebbe impossibile il contrario a circa cinquecento metri di profondità. Oltre ai tentativi di depistaggio compaiono in questa vicenda personaggi come l’Avv. Mills (si racconta che lo stesso legale venisse utilizzato sia dall’uomo nella cui abitazione è stato ritrovato il certificato di morte di Ilaria Alpi, che l’armatore le cui navi, oggi, indagano sui fondali calabresi alla ricerca di una imbarcazione), Giorgio Comerio (l'uomo che ha creato l'abisso nucleare. Un uomo che ha goduto di molte coperture internazionali. Il faccendiere al centro delle trame dell'omicidio di Ilaria Alpi. Uomo che ha conosciuto l’Avv. Mills, quando questi è entrato in affari nel tentativo di realizzare il sistema che conficcava negli oceani le scorie radioattive), Attanasio, armatore napoletano di 56 anni proprietario della Nave Mare Oceano (chiamato in causa da Mills e dal premier Silvio Berlusconi per il bonifico da seicentomila dollari sul quale indagavano i magistrati di Milano. Secondo la Procura, la somma costituiva un “regalo” di Berlusconi all’avvocato d’affari che lo aveva tenuto al riparo da una inchiesta giudiziaria), Mario Scaramella (salito alla ribalta nel 2006, in seguito all’avvelenamento dell’ex agente russo Alexandr Litvinenko e consulente della Commissione Mitrokhin). E poi vi sono le morti del capitano Natale de Grazia, della giornalista Ilaria Alpi e di Miran Hrovatin, causate perché avevano scoperto la verità sul traffico internazione di rifiuti tossici e radioattivi. Il popolo calabrese rivendita e pretende la verità su ciò che è stato affondato nei nostri mari e sotterrato nelle nostre montagne. Lotteremo affinché anche questa vicenda non si trasformi in uno dei tanti “segreti italiani”, dei quali non sarà mai possibile conoscere la verità. Sappiamo tutti che in questa brutta storia italiana vi è da una parte un convitato di pietra composto dalle mafie, in particolare dalla ‘ndrangheta, nella gestione del traffico illecito di qualsivoglia rifiuto, pezzi della politica e delle istituzioni, dei servizi segreti, trafficanti d’armi. Un comitato di gestione al quale si rivolgevano l’industria privata del “corretto e trasparente” nord Italia, ma anche e soprattutto uomini dello Stato, meglio degli Stati, perchè non vi può essere alcun dubbio sul fatto che la maggiore produzione di scorie radioattive e da addebitare quasi esclusivamente al settore pubblico dell'economia, in modo particolare alle centrali nucleari. Tutti sappiamo che in Europa esse costituiscono un problema irrisolto. Un convitato molto potente e difficile da sconfiggere. Dall’altra ci siamo noi, donne ed uomini, calabresi, donne ed uomini onesti delle istituzioni e della politica. Noi abbiamo il compito arduo di sconfiggere questo potente sistema, capace di resistere alle tante denunce, di depistare, di bloccare le indagini. Un sistema che ha consentito alla “borghesia mafiosa” una accumulazione di capitali in maniera spregiudicata e mortifera, poco riguardosa della salute dei calabresi, per quelli di oggi e di domani, e della sua economia, perché se inquinano il mare e la terraferma non vi è alcun dubbio sul corpo mortale che infliggi alla Calabria. Dobbiamo continuare nella costruzione del movimento che controlli democraticamente dal basso l’accertamento della verità e delle responsabilità di coloro che sapevano e che hanno depistato, ostacolato, insabbiato. Bisogna impedire che anche questa vicenda si vada ad aggiungere alle tante troppe stragi di stato per le quali non si riesce mai a trovare il colpevole. Un movimento dal basso che rivendichi la certezza delle sicurezza per la nostra salute del nostro mare e della nostra terra. |