Domenica 14 dicembre 2008 è stata aperta ufficialmente la nuova sede del Circolo "Raffaele Pane" in viale Stazione n°5 - Casenove
 
. PDF Stampa E-mail
 
INTERVISTA AL SINDACO DI DECOLLATURA PDF Stampa E-mail

Nei giorni scorsi è stato recapitato nelle case dei cittadini decollaturesi un opuscolo che contiene una bellissima e interessantissima intervista al Sindaco di Decollatura: un fantomatico e solerte giornalista, degno del migliore Bruno Vespa quando intervista il padrone Berlusconi, ha rivolto al nostro primo cittadino alcune domande precise e puntigliose alle quali sono seguite risposte altrettanto precise ed esaustive. Spinti dalla curiosità di conoscere un giornalista degno del premio Pulitzer, l’abbiamo cercato per mari e monti e finalmente l’abbiamo trovato. Ovviamente non possiamo fare il suo nome ma ci ha concesso la pubblicazione della seconda parte dell’intervista rilasciatagli dal Sindaco. Ve la proponiamo a testimonianza di una grande pagina di giornalismo e di obiettività.

D – Amatissimo Sindaco, i soliti disfattisti dicono che il Comune è indebitato e mancano i soldi per fare funzionare i servizi scolastici.

R – Smentisco categoricamente che i servizi scolastici non funzionano. La mensa funziona a giorni alterni e  i pasti non vengono forniti per intero per una chiara scelta dell’amministrazione comunale. Infatti in  questo modo noi, che pensiamo al bene dei nostri piccoli cittadini, vogliamo risolvere uno dei più grandi problemi che riguardano i giovani italiani: l’obesità. Se gli alunni mangiano meno non  ingrassano e rendono di più nello studio. Inoltre non facciamo funzionare i riscaldamenti per una precisa scelta sociale: il freddo nelle aule spinge gli alunni a socializzare e a stare più stretti per riscaldarsi e in questo modo si favoriscono gli scambi culturali e la nascita di nuove amicizie. Comunque, siccome la nostra amministrazione si sta prodigando per il rispetto dell’ambiente, se proprio il freddo dovesse diventare insopportabile,  invece di utilizzare il gasolio, che è altamente inquinante, abbiamo deciso di dotare ogni aula di un bue e di un asinello che non inquinano e permettono anche di produrre una buona quantità di concime da utilizzare nei campi.

D – Meraviglioso Sindaco, alcuni sfaccendati (pochi per la verità) dicono che nell’ottobre del 2008, durante una manifestazione pubblica, si era impegnato a fare partire, entro il mese di gennaio, la raccolta differenziata dei rifiuti.

R – E’ vero, io in quella sede ho detto che la raccolta differenziata dei rifiuti sarebbe partita entro il mese di gennaio, ma non ho specificato l’anno. Ora posso dire che partirà entro gennaio 2045. Nel frattempo è stata iniziata la raccolta indifferenziata: abbiamo assunto una squadra di operatori che sono il fiore all’occhiello del settore e che tutta la nazione ci invidia: i C.R.C. (Cani Randagi Comunali). Sono presenti in tutte le frazioni del nostro bellissimo paese e ogni volta che vedono un cassonetto pieno di immondizia lo svuotano disperdendo tutto il contenuto nel territorio circostante.  I disfattisti calunniatori dicono che il paese è sporco. Non è vero, sono i nostri cani randagi che, con  notevole “fiuto” artistico, disseminano le buste di plastica nei boschi e per le strade dando un tocco naif al nostro paesaggio che altrimenti sembrerebbe monotono.

D – Splendido Sindaco, mi permetta di precisare che ancora non ha risposto alla domanda circa l’indebitamento del Comune.

R – Lei, che è un bravissimo giornalista, fa bene a ricordarmelo e io, per dimostrare che non mi tiro indietro, le rispondo subito. E’ vero, abbiamo qualche debito ma abbiamo approntato un piano di risanamento finanziario che ci permetterà nel giro di pochissimo tempo non solo di saldare i debiti ma anche di impinguare le casse comunali. Tale piano prevede che tutti i creditori del Comune saranno pagati con 5 Gratta e Vinci ciascuno e nelle clausole è previsto che le vincite superiori all’importo del credito saranno versate alle casse del Comune. Inoltre abbiamo deciso di permettere a tutti gli italiani di venire a Decollatura a visitare, pagando ovviamente l’ingresso, il primo depuratore interamente pagato con le tasse dei cittadini e mai entrato in funzione. Stiamo ricevendo richieste di prenotazione da tutta Italia, isole comprese. Stiamo pensando di utilizzare una parte dell’incasso per ingrandire il depuratore non per farlo funzionare ma per essere i primi nel mondo ad avere un depuratore gigantesco che non funziona.

D – Quali sono i progetti per il futuro?

R – Per i prossimi anni pensiamo di continuare sulla stessa scia che ci ha consentito nel passato di promettere e non mantenere gli impegni presi. Per questo posso dire con sicurezza che a Decollatura farò costruire un aeroporto, farò passare la Salerno-Reggio Calabria e il ponte sullo Stretto, che nel nostro paese si giocherà la finale dei prossimi mondiali di calcio in uno stadio da 400.000 posti che porterà il mio nome. Ma soprattutto mi sento di promettere ai cittadini, citando un  mio illustre collega, che a Decollatura ci sarà “chiù pilu ppe tutti”.

D - Sindaco luminoso più del sole, mi permetta un’ultima domanda. I disfattisti dicono che io non esisto e che le domande se le fa da solo. Cosa risponde a questi bugiardi?

R – Cosa posso rispondere? Mettere in dubbio la sua esistenza è la più grande panzanata si potesse dire o pensare. E’ vero che lei, come me, ha la barba, porta gli occhiali, è il Sindaco di Decollatura e si chiama Mario Perri. Ma da qui a dire che siamo la stessa persona ce ne vuole. Lasciamo perdere questi calunniatori che vogliono solo il male del nostro bellissimo paese e finiamo questa intervista, anche perché ora è buio e nello specchio che ho di fronte non mi vedo più.

 
IL MURO E NOI PDF Stampa E-mail

Il 9 novembre, 20 anni fa, cadeva il muro di Berlino. In quell’elemento simbolico è racchiusa la fine di un regime socialista in cui – nella migliore delle ipotesi - la giustizia sociale era contrapposta alla libertà. In questa incapacità di coniugare libertà e giustizia sta al fondo il fallimento del tentativo novecentesco di transizione al socialismo. Noi che siamo nipoti della lotta partigiana – quante lapidi ci sono nel nostro paese su cui sta scritto “morto per la libertà” - abbiamo salutato positivamente la caduta del muro. Il socialismo senza la libertà semplicemente non è socialismo: è un tentativo di andare oltre il capitalismo che ha imboccato la strada sbagliata ed è abortito. Così non poteva andare avanti e così non si andava da nessuna parte. Senza libertà nessun socialismo. Giusto quindi picconare il muro e bene che il muro sia caduto; bene che i dirigenti della DDR abbiano scelto di non sparare, preferendo perdere il potere piuttosto che cercare di mantenerlo con una strage.


Nel mondo la caduta del muro è stata salutata come la vittoria della libertà sulla barbarie, come la possibilità di un nuovo inizio per la storia del mondo basato sulla libertà e la cooperazione. Sappiamo che non è andata così. Gli stati Uniti hanno colto l’occasione della sconfitta del nemico storico per rilanciare la propria egemonia incontrastata su scala mondiale e il capitalismo ha preso da questo passaggio l’abbrivio per aprire una nuova fase della propria storia, quello della globalizzazione neoliberista. I cantori del capitalismo hanno colto l’occasione per dire che eravamo alla fine della storia. Marx aveva speso la vita e scritto migliaia di pagine per dire che il capitalismo non era un fenomeno naturale ma bensì un modo di produzione storicamente determinato e quindi superabile. La caduta del muro è stata usata per “rinaturalizzare” il capitalismo, per affermare su scala globale che viviamo nel migliore dei mondi possibili; per affermare che essendo il capitalismo naturale, ogni tentativo di superarlo diventa un atto “contro natura” e in quanto tale barbarico. Gli anni ’90 sono stati caratterizzati da questo unico grande messaggio, trasmesso a reti unificate dal complesso dei mass media e da tutte le forme di produzione culturale, cioè di costruzione dell’immaginario individuale e collettivo, a partire dall’industria cinematografica. La caduta del muro è stato l’evento simbolico che ha permesso di costruire una grande narrazione che ha rilegittimato completamente il capitalismo. Kennedy non è più il presidente dell’escalation della guerra di aggressione al Viet Nam o l’aggressore di Cuba con l’avventura della Baia dei Porci. Kennedy è celebrato come il paladino della libertà e il suo discorso berlinese ne è il suggello. Dietro il paravento della libertà, sono riapparse, anche in occidente, incredibili differenze sociali e livelli di sfruttamento del lavoro che pensavamo seppelliti per sempre dopo le lotte degli anni ‘70. Nella vulgata la libertà d’impresa è diventata il presupposto della libertà dei popoli. Questa completa rilegittimazione del capitalismo ha un sapore mortifero di falsa coscienza: Che Israele costruisca muri per imporre l’apartheid in Palestina e che gli Stati Uniti costruiscano muri per impedire l’immigrazione dal Messico non fa  più problema. Ogni muro è diventato lecito per l’impero del bene. In Italia questo fenomeno ha assunto dimensioni maggiori che in altri paesi in virtù della proposta di Achille Occhetto – accolta dalla maggioranza del suo partito -  di sciogliere il PCI in nome di questo nuovo inizio, appiattendo così tutta la storia del movimento comunista italiano sul fallimento del socialismo reale. La storia del nostro paese è stata integralmente riscritta, la lotta partigiana è stata denigrata nel suo valore simbolico di rinascita della nazione e così si è aperta la strada all’aggressione della Costituzione. La cancellazione della memoria del paese e la sua ricostruzione fatta dai vincitori ha sdoganato ideologie razziste e comportamenti xenofobi che pensavamo definitivamente finiti nella pattumiera della storia dopo la barbarie nazista.

Il fascismo, lungi dal presentarsi come una parentesi della storia patria, si evidenzia sempre più come una delle possibilità inscritte nel sovversivismo delle classi dirigenti di un paese che – come sottolineava Gramsci - non ha vissuto la riforma protestante e il cui risorgimento non è stato fenomeno di popolo ma di ristrette elite. La democrazia e la stessa costruzione di un etica pubblica in questo paese è concretamente il frutto delle lotte del movimento operaio, socialista e comunista. La loro disgregazione apre la strada a populismi di tutti i tipi, di destra come di sinistra.

In questo imbarbarimento del costume e dei rapporti sociali nel nostro paese e nel mondo vediamo confermata quotidianamente non solo la possibilità ma la necessità di battersi per superare il capitalismo.

In questa dialettica sta il nostro giudizio politico sulla caduta del muro di Berlino: è stato un fatto positivo e necessario, da festeggiare, ma non costituisce di per se un nuovo inizio per l’umanità. E’ stato anzi l’evento utilizzato per costruire un nuovo inizio e una nuova rilegittimazione dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo e della guerra.  Mi pare che questa sia anche la consapevolezza dei compagni e delle compagne della Linke: nessuno propone di tornare a prima ma nella Germania riunificata occorre organizzarsi e lottare – all’Est come all’Ovest - contro il capitalismo e la guerra, per costruire un socialismo democratico.

Fuori da questa comprensione dialettica della positività della caduta del muro e della chiara consapevolezza che questo non segna nessun nuovo inizio, non esiste nessuna possibilità di porsi oggi il tema della trasformazione sociale e del superamento del capitalismo. Fuori da questa comprensione dialettica possiamo solo diventare anticomunisti o far finta che i regimi dell’Est non abbiano fallito nel tentativo di costruzione del socialismo. Il pentitismo e la nostalgia indulgente sono i rischi che abbiamo dinnanzi a noi: nella loro apparente opposizione rappresentano in realtà la completa negazione della possibilità di lottare per il socialismo, per una società di liberi e di eguali.

Da questa comprensione dialettica della caduta del muro scaturisce la nostra scelta della rifondazione comunista.

Dopo il fallimento del tentativo di fuoriuscita dal capitalismo che ha dato luogo ai regimi dell’Est non basta definirsi comunisti: occorre porsi l’obiettivo teorico, politico ed etico della rifondazione del comunismo e dell’antropologia dei comunisti e delle comuniste. L’obiettivo cioè di superare il capitalismo coniugando libertà e giustizia. L’utilizzo di due parole – rifondazione comunista - anziché una per definirci non è un lusso o una complicazione: è il modo più corretto per esprimere oggi il nostro progetto politico, in cui sappiamo dove vogliamo andare e sappiamo cosa non dobbiamo rifare. Il comunismo dopo il novecento è uscito dalla fase dell’innocenza. Compito nostro è farlo diventare adulto ed è un compito per cui val la pena spendere la vita.

PAOLO FERRERO 

 

 
No B Day PDF Stampa E-mail

Clicca qui per vedere il video realizzato dai compagni di "Rosso Cetraro" sul NO B Day

Clicca qui per vedere l'altro video realizzato dai compagni di "Rosso Cetraro"

 
NO AI DEPISTAGGI SULLA NAVE DEI VELENI PDF Stampa E-mail

Dopo la ribellione del popolo calabrese che si è manifestata ad Amantea, che ha rivendicato con chiarezza di non consentire più a chicchessia di imbrogliarlo, di dire basta ai veleni sparsi per la Calabria e, cosa più rilevante, di riprendersi nelle proprie mani il destino della propria vita, puntualmente si è ripresentata l’azione di depistaggio.

Non può essere definita diversamente l’azione messa in atto da un serie di soggetti, i cosiddetti “corpi dello Stato e delle istituzioni”: Ministro, Marina Militare, e pezzi della politica calabrese di centro destra.

Corpi dello Stato e soggetti istituzionali (non sempre riconducibili alle stesse persone) che, come hanno documentato autorevoli quotidiani regionali e nazionali, sapevano già molti anni prima cosa si trovava nel mare di Cetraro  e che hanno taciuto.

La Ministra all’Ambiente Prestigiacomo, dopo i rilievi effettuati dalla nave Mare Oceano, ha immediatamente escluso che si trattava della nave “Cunsky” e di conseguenza che non vi era alcun pericolo per le popolazione, mentre il centro destra calabrese si è apprestato ad emettere sentenza di condanna, naturalmente senza difesa e senza alcun appello, nei confronti di coloro che erano stati protagonisti del reato di procurato allarme, senza però la presenza di un reale pericolo.

Troppi interrogativi sono emersi dopo la rassicurante conferenza stampa della Ministra e del Procuratore Nazionale Antimafia, troppi elementi non coincidono tra loro.

Primo: Le dichiarazione secretate del Pm Greco smentiscono le verità della Prestigiacomo e della nave Mare Oceano. Per intenderci le navi sono tre, anzi quattro, quando non c’è ne  doveva essere alcuna.

Secondo: La dichiarazione della Ministra, che certificava che la nave a largo di Cetraro non era la Cunsky, è stata rilasciata prima che il Rov della Geolab di Mare Oceano si immergesse nella acque.

Terzo: Le stesse immagini realizzate sul relitto dalla Geolab di Mare  Oceano non sono sovrapponibili a quelle consegnate alla Procura di Paola dalla Copernaut. I fondali si mostrano diversi, gli scenari divergono sostanzialmente fra loro, le caratteristiche del relitto significativamente discordanti.

Quarto: Le misurazioni realizzate dalla Geolab non sono assolutamente equiparabili con quelle fornite dalla Copernaut: la nave misurata da Geolab è lunga 95 metri, larga dodici e con murate alte sei metri; quella della Copernaut è lunga 120 metri, larga 20 e con murate alte 12 metri. Il relitto “fotografato” dal sonar di Geolab è adagiato perfettamente sul fondale; quello della Copernaut presenta una inclinazione di circa 45 gradi.

Quinto: in trentasette minuti di filmato, girato dal Rov della Copernaut, attorno al relitto non si nota neanche un accenno di vegetazione perché, come assicurano tre oceanografi, sarebbe impossibile il contrario a circa cinquecento metri di profondità.

Oltre ai tentativi di depistaggio compaiono in questa vicenda personaggi come l’Avv. Mills (si racconta che lo stesso legale venisse utilizzato sia dall’uomo nella cui abitazione è stato ritrovato il certificato di morte di Ilaria Alpi, che l’armatore le cui navi, oggi, indagano sui fondali calabresi alla ricerca di una imbarcazione), Giorgio Comerio (l'uomo che ha creato l'abisso nucleare. Un uomo che ha goduto di molte coperture internazionali. Il faccendiere al centro delle trame dell'omicidio di Ilaria Alpi. Uomo che ha conosciuto l’Avv. Mills, quando questi è entrato in affari nel tentativo di realizzare il sistema che conficcava negli oceani le scorie radioattive), Attanasio, armatore napoletano di 56 anni proprietario della Nave Mare Oceano (chiamato in causa da Mills e dal premier Silvio Berlusconi per il bonifico da seicentomila dollari sul quale indagavano i magistrati di Milano. Secondo la Procura, la somma costituiva un “regalo” di Berlusconi all’avvocato d’affari che lo aveva tenuto al riparo da una inchiesta giudiziaria), Mario Scaramella (salito alla ribalta nel 2006, in seguito all’avvelenamento dell’ex agente russo Alexandr Litvinenko e consulente della Commissione Mitrokhin).

E poi vi sono le morti del capitano Natale de Grazia, della giornalista Ilaria Alpi e di Miran Hrovatin, causate perché avevano scoperto la verità sul traffico internazione di rifiuti tossici e radioattivi.

Il popolo calabrese rivendita e pretende la verità su ciò che è stato affondato nei nostri mari e sotterrato nelle nostre montagne. Lotteremo affinché anche questa vicenda non si trasformi in uno dei tanti “segreti italiani”, dei quali non sarà mai possibile conoscere la verità.

Sappiamo tutti che in questa brutta storia italiana vi è da una parte un convitato di pietra composto dalle mafie, in particolare dalla ‘ndrangheta, nella gestione del traffico illecito di qualsivoglia rifiuto, pezzi della politica e delle istituzioni, dei servizi segreti, trafficanti d’armi. Un comitato di gestione al quale si rivolgevano l’industria privata del “corretto e trasparente” nord Italia, ma anche e soprattutto uomini dello Stato, meglio degli Stati, perchè non vi può essere alcun dubbio sul fatto che la maggiore produzione di scorie radioattive e da addebitare quasi esclusivamente al settore pubblico dell'economia, in modo particolare alle centrali nucleari. Tutti sappiamo che in Europa esse costituiscono un problema  irrisolto.

Un convitato molto potente e difficile da sconfiggere. Dall’altra ci siamo noi, donne ed uomini, calabresi, donne ed uomini onesti delle istituzioni e della politica. 

Noi abbiamo il compito arduo di sconfiggere questo potente sistema, capace di resistere alle tante denunce, di depistare, di bloccare le indagini. Un sistema che ha consentito alla “borghesia mafiosa” una accumulazione di capitali in maniera spregiudicata e mortifera, poco riguardosa della salute dei calabresi, per quelli di oggi e di domani, e della sua economia, perché se inquinano il mare e la terraferma non vi è alcun dubbio sul corpo mortale che infliggi alla Calabria.

Dobbiamo continuare nella costruzione del movimento che controlli democraticamente dal basso l’accertamento della verità e delle responsabilità di coloro che sapevano e che hanno depistato, ostacolato, insabbiato. Bisogna impedire che anche questa vicenda si vada ad aggiungere alle tante troppe stragi di stato per le quali non si riesce mai a trovare il colpevole.

Un movimento dal basso che rivendichi la certezza delle sicurezza per la nostra salute del nostro mare  e della nostra terra.

 
« InizioPrec.12345678910Succ.Fine »

Pagina 1 di 10